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Costrini con Mariano Apa e Franco Foschi, Recanati, 2002
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Costrini con l'On. Franco Foschi, ass. alla Cultura di Recanati, 2002
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Costrini con lo storico dell'arte Mariano Apa, Recanati, 2002
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Costrini in un'intervista, Recanati, 2002
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Mariano Apa, Recanati , 2002
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Costrini con l'On. Loriana Stella, Orvieto, 2002
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Costrini con Armando Ginesi ad Ancona, 2004
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Costrini con Armando Ginesi a Pieve Torina, Macerata, 2005
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Costrini con Mara Albonetti al Canovaccio-Studio del Canova, Roma, 2004
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Mrs. Anne Armstrong, Roma, 2007
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Costrini con il critico A.M.Barbagallo ed il gallerista C. Morleni, alla inaugurazione della personale alla Galleria Pentart, Roma 2008
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Costrini con il gallerista E. Polizzi ( Il Bracolo, Arte Contemporanea), la critica S. Aletta, e la poetessa F. Bianchi. Roma 2008
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RC con Andrea Romoli Barberini, al Bracolo, per la Mostra Miraggi, Roma 2010
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RC con Saverio Ungheri e Sarina Aletta, 2010
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RC con Romoli Barberini e Isabel Sadala, al Bracolo, 2010
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Costrini con Alessio Brugnoli, alla Galleria Il Bracolo, Roma 2011
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Principali citazioni e testi critici
A.R. D’Antona (Associazione culturale Il Salottino di
Roma) (1982)
Paesagismo onirico con sfumature cromatiche;
sensibilità ed amore per il bello.
Cesare Ardini (Giornalista RAI) (1986)
Il cielo azzurro, il bianco delle case, gli alberi nelle varie
colorazioni stagionali. Il silenzio della campagna, sono gli elementi
ricorrenti nella pittura talvolta onirica di Costrini. La visione delle
sue opere invita alla riflessione; è una sosta alla vita frenetica di
tutti i giorni. Il gioco delle luci è una speranza per il futuro, un
inno alla gioia di vivere, una tranquillità da vivere interiormente che
supera le contrarietà che il quotidiano ci riserva.
Nuova Arte 2000, Giorgio Mondadori Editoriale (2000)
Osservando le opere paesaggistiche di questo pittore, crediamo sia
giusto citare quanto scriveva il famoso pittore inglese John Constable
(1776-1837) e cioè : "Questi luoghi mi sono cari, perché a loro devo se
sono diventato un pittore"...Questo pittore romano non solo comprende
una realtà per lui nuova, ma fa anche una buona pittura: che è quel
che conta.
Mariano Apa ( Professore di Storia dell'arte, Università dell'Aquila)
(2001) < cliccare per il testo completo
Al rumore e dunque alla frenesia della perdizione,
Costrini presenta il valore del Silenzio come sospensione e come
consapevolezza del ritmo del respiro giusto e soporoso. La sua pittura
diluisce la luce, l'odore di erbe, e sapori di nuvole e di camini
ritrovati in prospettive dilatate. I suoi paesaggi sono serene
pennellate adagiate sulla superficie della tela nella meridiana
luminosità di autunni appena venuti o di primavere appena sopraggiunte.
Barbara Vinciguerra (Critico d'arte) (2001) < cliccare per il testo
completo
.... Altro tema che Costrini affronta con interesse sia
nelle sculture, che nei dipinti e nei disegni, è quello del ritratto o
del nudo. Il nudo, sosteneva Renoir " è una forma indispensabile
dell'arte", così le sue donne sono ritratte in interni e colte in
atteggiamenti spontanei, accattivanti e seducenti, le sue creature
vivono pienamente la loro fisicità; anche questo è il suo grande
merito....
Mara Albonetti (Direttrice artistica, Galleria Il Canovaccio- Studio
del Canova, Roma ) (2003) < cliccare per il testo completo
.... Le ultime opere su Roma sono quelle che preferisco, forse
perché amo i luoghi che dipinge: il pulcino della Minerva, lo scorcio
del cortiletto di una vecchia casa con una bici appoggiata al muretto
rosso, Piazza Fontanella Borghese con gli ombrelloni bianchi.... Sono
dipinti bene eseguiti e pieni di una sottile poesia.
Armando Ginesi ( Prof. Emerito di Storia dell'arte, Università di
Macerata) (2005) < cliccare per il testo completo
....Dopo avere scandagliato a fondo l'universo delle immagini
verosimili, ancorché sempre , compiute, quasi esaustive, dettagliate al
pari del reale autentico che le ha ispirate, adesso Costrini sembra
decisamente volersi avviare lungo una strada nuova....da un punto di
vista formale l'immagine abbandona l'icasticità e di essa si fanno più
sfumati i contorni a vantaggio di una accresciuta poeticità del segno.
Insomma è come se la sua pittura dalle cose passasse ad interessarsi
delle atmosfere. Anche il colore compartecipa al processo di
trasformazione, si fa più caldo, più sostanzioso, ricco di vibrazioni
interne alla sua nuova dimensione materica. Il dettaglio assume il ruolo
del protagonista e racconta di sè, della ricchezza che contiene, del suo
esistere, a prescindere dal dato di verosomiglianza di cui è ( ma forse
sarebbe meglio dire era) parte. In qualche modo il realismo delle
origini si sta avviando verso una direzione che odora di
astrazione....sulle vele diventate pretesto formale per liberi e
dinamici giochi di volumi e di colori, come fossero tante
"compenetrazioni iridescenti" di futurista e balliana memoria....
Francesco Petrucci ( Arch. Curatore del
Palazzo Chigi in Ariccia )(2007)
Nelle opere recenti di Costrini, si rappresenta il percorso
della vita attraverso una metafora; la metafora della barca,
strumento con il quale l’uomo mostra le sue emozioni, inquietudini, le
sue difficoltà; così si rappresenta il concetto della competizione,
della sinergia, dell’inizio del viaggio dopo il distacco dalla madre.
Nello sviluppo del racconto, si riconosce la omologazione inconsapevole
dell’uomo, verso la quale, non tutti però, si conformano. L’uomo si
intravede sperduto tra la folla, che vaga senza una meta, animato da
movimenti browniani, caotici, che confondono e fanno perdere la
direzione. Ma in molti casi, la condizione di totale omologazione, è
solo apparente. Ad una analisi più intima e profonda si scoprono tra
gli individui delle differenze abbissali dove ciascun essere rappresenta
una identità a se stante essendo provvisto di proprie peculiarità. E’ la
cellula che fa vivere l’individuo più complesso, solo se si sincronizza
con altre cellule, ciascuna delle quali deve essere dotata di
competenze diverse, che una volta integrate tra loro, sono in grado di
creare un organismo più sofisticato, in grado di possedere funzioni più
complesse rispetto all’entità biologica primordiale.…ma allora la
molteplicità cellulare necessaria per la creazione di un organismo
vivente è concettualmente assimilabile ad una unità? Anche se formata
da tante subunità complementari? Questo è il punto...la sfida tra
l’uomo consapevole e l’umanità inconsapevole…
In questa mostra sono esposte alcune delle opere recenti più
significative realizzate dopo il 2005, periodo durante il quale
l’artista ha sviluppato sempre più un linguaggio di trasformazione
passando da una figurazione di tipo più tradizionale ( Mariano Apa,
catalogo delle Mostra Personale itinerante Luoghi del Silenzio,
Castelgandolfo, Recanati, Orvieto), ad una di tipo più informale, fino a
raggiungere un linguaggio carico di simboli che testimonia anche
l’ingresso verso l’astratto ( Armando Ginesi, Catalogo Dalle Cose
alle Atmosfere, Mostra Personale Palazzo del Rettorato, Ancona;
Lucilla Niccolini, Corriere Adriatico, giugno 2005). Il lavoro di lenta
trasformazione è proseguito per tutto il 2006, con la produzione di una
ulteriore serie di opere dal carattere fortemente surreale; alcune di
queste sono state esposte a Ferrara presso il Castello Estense, nel
luglio 2006 ( Metafora della barca, dal catalogo della 3°
Biennale d’Arte Internazionale e contemporanea di Ferrara). Nel 2007, il
lavoro artistico è diventato ancor più concettuale ( Serie di
Libera-Azione, People, Differenze abissali) ponendo l’attenzione
sulle peculiarità e diversità individuali che esistono, resistono e si
ribellano al processo di omologazione rivendicando la propria
individualità. Tale produzione non ha soppiantato del tutto il
figurativo informale che di tanto in tanto riappare, come negli ultimi
lavori ( Stroghet, Copenaghen, Vu cumprà di Barcellona,
Spirito di squadra, Caccia alla volpe, Alnwick).
Alfredo Maria Barbagallo ( Critico d'Arte)
(2008)
E’
normalmente inconsueto, per una visione critica, iniziare una
esposizione ideale dalla presentazione di un’opera singola.
Ma va detto come “
Barca veneziana”, appartenente al ciclo lagunare di Renato Costrini,
quanto meno a giudizio di queste note, non possa che rivestire le
caratteristiche essenziali e determinanti di un’”opera prima”.
Pastosità delle tinte,
composizione sognante, attenta misura delle forme, e quella misteriosa
formula di equilibrio artistico denominata “ ispirazione”, segnalano
l’eccezionale gradevolezza di questa opera, inserita in un contesto di
pronuncia artistica sempre di livello rigorosamente elevato. Renato
Costrini sembra apparire, in ogni sua produzione, come artista di
impeccabile stilizzazione formale e di considerevole sensibilità nella
grande scelta di base di soggetti e composizioni . Tutto, in Renato, è
poesia d’arte e capacità di risultato emozionale. I due policromatici
People, di affascinante completezza di rilievo, e di serena
complessità di rappresentazione; la tensione quasi psicoanalitica del
difficile “ Ragazza di fianco sulla sedia”; la gentilezza venata
di malinconia dei figurativi “Edicola “ e “ Muri de Roma”.
L’Autore riesce quindi
così nel difficile esercizio di coniugare forme espressive del tutto
differenti in una sintesi d’arte che pone alla sua base una delle più
grandi qualità della rappresentazione pittorica: l’eleganza, resa
appunto termine costante di valutazione.
Eleganza che, anche qui,
riesce ad esprimersi nettamente in sensibili, dinamiche ed attente
rappresentazioni di postura al nudo femminile; posture in cui è
presente una carica seduttiva che è connessa alla dolcezza vitale, e che
l’artista riesce a comprendere e descrivere nei suoi atteggiamenti più
profondi, di compostezza figurativa in una società esterna ormai
dominata da una abbruttente volgarità.
Mentre gli equilibri
cromatici – giudizio di assoluta centralità, nell’ambito di ciò che la
pittura stessa contiene ed esprime – appaiono netti e lucidamente
misurati da un equilibrio rappresentativo di grande finezza e di
altrettanto grande capacità compositiva, frutto di una costante
evoluzione all’arte; caratteristica di notevole importanza, su cui
l’Autore riesce a non fasi dominare dal momento emozionale puro, ma a
rimarcare la figuratività nel suo aspetto più riflessivo e profondo.
Dove, quindi,
Renato Costrini andrà ? Verso che modelli estetici da raccontare,
progettare, linearmente disegnare e validamente esprimere?
Nell’ambito di ciò che
conosciamo dalle sue opere, Renato va andando ad un modello di libertà
artistica molto vissuta; una libertà che significhi validità
soggettuale e misura rappresentativa.
Andrea Romoli
Barberini ( Critico d'Arte )(2010)
Renato Costrini: Sguardo
Nomade
( Dal
Catalogo della Mostra " MIRAGGI " )
Se per agevolare la messa a fuoco di una ricerca pittorica articolata e
complessa come quella di Renato Costrini si intendesse prendere le mosse
da una parola chiave, un ideale punto fermo da cui avanzare ed osservare
analiticamente le componenti stilistiche che ne caratterizzano lo
sviluppo, passando, come in una spettacolare zumata, dal totale del suo
corpus al particolare dei diversi momenti che lo costituiscono,
certamente un termine quale " nomadismo ", nella sua accezione più
nobile, per quanto abusato negli ultimi anni, potrà risultare di grande
utilità. E' estremamente difficile infatti, individuare nel caso
esaminato un elemento particolare, una cifra inequivocabile,
costantemente riscontrabile nella suggestiva molteplicità dei fronti
della sua indagine, tanto connotante da potersi sostituire alla sua
firma.
E questo perché
Costrini, e anche da ciò si evidenzia l'attualità del suo approccio con
la pittura, non appartiene alla schiera di quanti, nell'arte, trovata
una soluzione accattivante ed efficace,anche e sopratutto in termini di
riscontri di mercato, si affidano alla pedissequa ripetizione ad
oltranza di se stessi, ma, al contrario, procede nella sua ricerca,
producendo percorsi molteplici, talvolta al limite della contraddizione,
che scaturiscono da ispirazioni diverse che, da e tra loro, si
sviluppano e si intersecano nel tempo. L'ossessione dell'immediata
riconoscibilità e attribuzione dei manufatti, vero e proprio morbo
ampiamente condiviso nell'ambito delle arti, troppo spesso erroneamente
interpretato come riscontro visibile di una personalità forte e
definita, non lo sfiora neppure. Nobilmente nomade è quindi lo sguardo
di questo artista, sensibilissimo alle mille seduzioni della
quotidianità. Sguardo che va letto come momento primo, ideale luogo di
partenza da cui scaturisce la necessità di manipolare l'esperienza
vissuta e osservata per rileggerla, reinterpretarla e tradurla in forma
e colore in una prassi pittorica, generatrice di una molteplicità di
linguaggi diversi che, tanto in termini formali, quanto di contenuto, si
dipana. per così dire, per vie parallele, talvolta con imprevedibili
fughe in avanti, cui possono far seguito brusche interruzioni, apparenti
abbandoni e pentimenti, subito smentiti da ritorni, recuperi,
approfondimenti.
Il lavoro di Costrini
non segue quindi un andamento lineare. E pur tuttavia questo procedere
discontinuo e sincopato non deve trarre in inganno perché non esclude, a
ben vedere, una sua insospettabile, e proprio per ciò doppiamente
apprezzabile, coerenza. Pertanto, proprio in virtù di queste
caratteristiche, è difficile se non impossibile, dividere tali opere in
cicli perfettamente aderenti a determinate parentesi cronologiche,
identificabili con esse. Più efficace e, dato il caso, metodologicamente
più corretto, è invece individuare e seguire i diversi percorsi della
sua pittura, che come fiumi carsici avanzano, sembrano interrompersi e
sparire per riemergere e ricomparire più oltre, trasformati, con
rinnovato vigore.
Fondamentale luogo di
partenza di questo articolato viaggio pittorico è il Realismo. Non
quello " impegnato ", memore ed erede dei contadini di Millet e degli
spaccapietre di Courbet, quanto piuttosto quello dei paesaggisti di
Barbizon, come acutamente segnalava Armando Ginesi, più attento a
cogliere, nel genere del paesaggio, certe seduzioni della natura. Un
luogo poetico, questo degli esordi della pittura di Costrini, peraltro
omesso nella selezione delle opere proposte in questa mostra al Bracolo,
per nulla trascurabile perché rappresenta un momento di imperscrutabile
autodisciplina tecnica impostata sulla necessità di una fedeltà al vero,
dapprima di matrice strettamente naturalistica, da conseguire ad ogni
costo per acquisire quell'irrinunciabile consapevolezza fondamentale per
avventurarsi nella sperimentazione e rompere il vincolo con la più
attenta referenzialità dell'immagine.
Da queste iniziali
esperienze, sviluppatesi rapidamente in direzione impressionista, è
scaturita una sorta di necessità trasfigurativa, generatasi, quasi in
sordina, attraverso progressive stilizzazioni e forzature cromatiche,
giocate sui primari, nella maggior parte dei casi ispirate al tema del
mare. Mercati del pesce affacciati su porticcioli gremiti di
pescherecci, affollamenti di piccole barche alla boa, cantieri navali e
altre seduzioni venute dal mare rappresentano il primo indizio del
fondamentale passaggio dall'impressione all'espressione,
dall'oggettività alla soggettività dell'immagine. E' qui che avviene la
rottura necessaria per fare dell'immagine e del tema scelto quasi un
pretesto pittorico per raccontare se stesso, il proprio stato emotivo
attraverso le licenze dal vero e la forza della trasfigurazione.
Il mare e la navigazione
divengono presto preziosa metafora per rileggere, raccontare e
commentare la straordinaria esperienza del vivere. Una metafora visiva
che Costrini interpreta in diverse chiavi stilistiche, aprendo così la
suggestiva stagione delle sue eclettiche sperimentazioni inseribili nel
solco tracciato dall'avanguardia storica. Alle opere di più marcata
cifra espressionista si affiancano, infatti, nello stesso torno di
tempo, lavori dalla più audace sintesi plastica. Giocati su piani colore
che si compenetrano con piacevoli effetti di un decorativismo memore
degli arabeschi art nouveau, questi manufatti raccolgono e
rielaborano gli echi e la vivacità cromatica di certo futurismo in un
dinamismo calligrafico sempre più estremo. Ed è proprio da queste
premesse che si apre, per Costrini, un ulteriore fronte di indagine,
quello che sembra aver mollato gli ormeggi dalla certezza della
figurazione per affrontare le tempestose e incognite acque dell'aniconismo.
Si tratta, come suggeriscono i titoli, di una vera e propria liberazione
dalla referenzialità dell'immagine. Il gesto si libera così in uno
spazio non più condizionato dalla verosimiglianza e dalla linea
d'orizzonte per presentare cosmiche e ampie spazialità che recuperano
suggestioni kandinskiane. Ma anche questa accattivante scorreria nei
territori dell'astrazione si interrompe o, per meglio dire, si trasforma
in un rigenerato ritorno alla figura.
Sagome antropomorfe
appena abbozzate si affollano ora sui supporti, evidenziando
nell'esuberanza cromatica l'unico punto di contatto con le ricerche del
passato recente. Non si tratta di un pentimento, questa fase di
Costrini, probabilmente la più matura e solida per la forza dei
contenuti, è un adattamento delle passate sperimentazioni finalizzata
non più alla narrazione pittorica di un fatto o di una memoria, ma
all'analisi più severa della condizione umana.
Un'analisi pittorica,
fredda e puntuale, che sembra indicare nella standardizzazione
dell'individuo, dei suoi bisogni e sogni la causa principale
dell'angoscia dominante nel nostro tempo inquieto.
Sarina Aletta (
Poeta e Attrice)(2010)
Indagine Poetica
( dal
Catalogo della Mostra " MIRAGGI " )
Come scoprire l'essenza e il movente di chi si cerca e si
racconta, viaggiando tra razionalità scientifica, arti visive, sogni e
giochi di parole su carta? Per arrivare a formulare ipotesi, caduto il
sospetto di volubili passioni, ci si pone inevitabilmente una domanda:
che cosa spinge l'umano a tentare nuove forme espressive, affrontando
ogni volta la vetta di una tecnica sconosciuta, se non la voglia
irresistibile di scoprire il proprio linguaggio ideale, quel passaggio
segreto che permetterà di entrare...nelle profondità dell'altro,
riuscendo infine ad incontrarci? Apparentemente è la scrittura che
riesce a svelare di noi più di quanto vorremmo anche se poi la parola
essendo nuda e rigida, talvolta algida, riesce a celare quelle intime
sfumature, che appunto, vengono definite...indicibili. Solo la poesia
può riuscire, in un processo di sintesi, pur nel gioco di inevitabili
maschere, a scivolare in profondità sconosciute, scovando segreti
dell'anima sbarrati ermeticamente...anche a noi stessi.
Renato Costrini
nel sommesso clamore di
misteriose voci interiori, ricordi e nostalgie che mai divengono
rimpianto, rivela un pensiero chiaro, sempre positivo, che si completa
armonioso coltivando un'accesa fede nel bello e serene certezze di
poterlo trovare. Lo stesso respiro ampio e propositivo che ritroviamo
nella morbidezza del paesaggio pittorico. Climi ineffabili che la
scrittura riprende e riporta in pacate geometrie del ricordo più
lontano: luoghi della memoria dove pulsa eterno e necessario l'amore
primigenio per la madre: grembo immenso che crea, accoglie e consola.
Forse unica certezza che torna come Inno alla Terra nell'apoteosi del
concreto pittorico ma anche sostanza d'ineffabile fascino celeste
lontana e vicinissima che si congiunge all'assoluto nell'ondeggiare tra
cielo e terra in eterno delirio. Un mondo di sogni, immagini e parole
che si confondono a racconti sospesi nel passo della favola, brevi
parabole o semplice filosofia della vita nel piacere di riportare tutto
ciò che è complesso alla massima semplicità. Anche la solitudine, nel
mondo poetico di Costrini, è una dea gentile splendida nell'ecoo
malioso del suo canto, così, nella passione insaziabile per la figura
umana, il mistero del corpo è fonte eterna di ispirazione,
dall'essenzialità del disegno alla complessità della pittura. E ancora,
tra parola e segno, affiorano dolci paesaggi ritrovati sulle labbra del
ricordo, come il volto di Venezia ricreato nel passo della favola in un
sogno tenero che rimanda piaceri e lievi nostalgie. Poi...fughe di
barche e vele piene di vento in delirio di colore intense e
barocche...come il canto dell'arte e l'odore del mare; pennellate calde
e parole di saggezza, senza rimpianti. Infine, Renato, ci prende per
mano parlando piano, come di parla a creature che ancora non sanno nulla
della vita e guidandoci dolcemente a rinascere ogni giorno in noi
stessi, ci confida tre parole magiche: " Ascolta il silenzio ".